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Monte D’Accoddi. Luogo di incontro.

Il museo

Il Santuario prenuragico di Monte d'Accoddi rivela tutta la sua bellezza già al primo sguardo. Non si può non rimanere incantati da questo tesoro di inestimabile valore storico e culturale.

Monte D’Accoddi. Luogo di incontro.

Monte d’Accoddi è sempre stato un luogo di incontro.

Il santuario preistorico nasce come ritrovo di fedeli che giungevano dai villaggi circostanti della Nurra, e forse anche da altre zone della Sardegna, per officiare i riti in onore delle divinità rappresentate da un principio femminile, probabilmente la Dea Madre, e da uno maschile.

 

Monte d’Accoddi

Anche la storia della sua scoperta, avvenuta nel 1952, ci racconta di un incontro tra due grandi personalità che hanno segnato il panorama politico e culturale sia sardo che italiano dal secolo scorso fino ai nostri giorni: Antonio Segni ed Ercole Contu.

Antonio Segni è stato un politico e giurista sassarese, quarto Presidente della Repubblica italiana. Ercole Contu, uno dei più importanti archeologi sardi, ha contribuito con i suoi studi a scrivere pagine importanti della storia dell’Isola.

Lo scavo di Monte d’Accoddi si inserisce in un più vasto programma portato avanti dalla Regione Sardegna negli anni immediatamente successivi alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Nasceva infatti l’esigenza di riprendere le ricerche archeologiche che erano state interrotte durante il conflitto e creare nuovi posti di lavoro.

Grazie a questo progetto sono stati finanziati anche gli scavi di Su Nuraxi di Barumini e dell’Area archeologica di Nora.

I lavori di ricerca nel sito, la cui struttura rimase danneggiata durante il conflitto mondiale, vennero incoraggiati proprio da Antonio Segni, al tempo Ministro della Pubblica Istruzione e appassionato di archeologia. La scelta non fu casuale: egli ipotizzò che la collinetta che nascondeva l’altare si trovasse su un sentiero adiacente a una proprietà della famiglia Segni. Il futuro Presidente della Repubblica si convinse che sotto di essa si celasse un tumulo etrusco.

A fare la straordinaria scoperta del sito prenuragico fu il giovane archeologo Ercole Contu, a quel tempo in servizio a Bologna, e richiamato nell’isola dall’unica Soprintendenza delle Antichità presente nel territorio regionale, guidata da Gennaro Pesce affiancato solo da Giovanni Lilliu.

E pensare che l’archeologo,  in una delle sue ultime interviste, affermò: «Risposi alla chiamata malvolentieri, certo di dover scavare un nuraghe in pessimo stato di conservazione tra i 270 della Nurra».

 

Ercole Contu a Monte d’Accoddi, 1954. Foto wikipedia

Fu l’inizio di un nuovo capitolo per l’archeologia in Sardegna che da quel ritrovamento aggiunse una tappa importante della sua storia.

I lavori di scavo proseguirono gli anni successivi e si conclusero nel 1958.

Lo studio della struttura e dell’area circostante riprese dal 1979 al 1989, sotto la guida di Santo Tinè, docente dell’Università di Genova, che ha avuto il merito di scoprire l’esistenza, in prossimità della piattaforma in pietra attualmente visitabile, di un primo altare più piccolo con le pareti intonacate di ocra rossa: questo rinvenimento ha contribuito a fugare il dubbio circa la funzione sacra della struttura che si sospettava potesse nascondere al suo interno una sepoltura.

Gli ultimi scavi nell’area sono stati condotti nel primo decennio degli anni 2000.

I materiali rinvenuti nel sito si trovano attualmente esposti al Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, in una sala ad esso dedicata.

Sebbene siano molte le informazioni raccolte, rimane ancora tanto da scoprire.