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Tyrrhenòs e Sardò, principi Etruschi e guerrieri nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce

Sabato 18 giugno 2026, al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras è stata inaugurata la mostra “Tyrrhenòs e Sardò, principi Etruschi e guerrieri nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce“.

La Direzione regionale Musei nazionali Sardegna partecipa all’esposizione con il prestito di alcuni reperti che provengono dai musei “G. A. Sanna” di Sassari e dal Museo Archeologico Nazionale di Nuoro. I materiali concessi testimoniano le relazioni che, tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, le comunità nuragiche intrattenevano nel Mediterraneo e nel Tirreno.

Tra i reperti ceramiche, bronzi figurati, ornamenti e altri manufatti raccontano la circolazione non soltanto di oggetti e di materie prime, ma anche di persone, di tecniche, di idee e di modelli culturali. Particolare rilievo assumono il rasoio rinvenuto a Laerru, che trova stretti confronti con esemplari di Tarquinia, Vetulonia e Populonia, il leone di gusto orientalizzante dal santuario di Nurdole (Orani) e la fibula a sanguisuga dal santuario di S’Arcu ’e is Forros (Villagrande Strisaili), significative testimonianze dei contatti attraverso il Tirreno. Le navicelle, concesse dal Museo Sanna, evocano quanto la navigazione e gli scambi fossero importanti tra questi popoli, mentre la collana in ambra dal villaggio santuario di Romanzesu (Bitti), materiale di provenienza nordeuropea, testimonia l’ampiezza delle reti di contatto a lunga distanza nelle quali la Sardegna era inserita.

La partecipazione attiva della Direzione regionale e dei suoi musei alla mostra persegue l’obiettivo della collaborazione interistituzionale.

Ogni collaborazione, inoltre, assume connotazioni particolari e sempre nuove. Per i musei partecipanti e per i reperti ogni prestito rappresenta motivo di arricchimento. Le mostre si configurano come dei viaggi “esperienziali”, in cui ciascun reperto, in dialogo con altri e nuovi reperti, viene ricontestualizzato, narrato in maniera diversa, acquisisce nuovi e più profondi significati scientifici. Al rientro al museo d’origine quel diverso significato acquisito, dona nuova luce e nuova narrazione all’esposizione museale stessa.

In ogni mostra è fondamentale sia il lavoro preparatorio che di disallestimento. In queste fasi si attivano tante figure professionali: direttori museali, funzionari, professionisti, che allo stesso modo dei reperti, crescono professionalmente e si rigenerano con idee sempre nuove.

La mostra, a cura di Daniele Maras, Paolo Giulierini, Raimondo Zucca e Giorgio Murru, è realizzata dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Comune di Cabras. Sarà visitabile fino al 9 novembre 2026.